sabato 9 febbraio 2008

L'indebitamento delle famiglie

L’ultimo Rapporto dell’Eurispes (Italia 2008) ha formalizzato il giudizio che ormai quasi il 70% degli italiani esprime, quotidianamente, sulla propria capacità di sostentamento.
La speranza è che il futuro Governo continui a dare il giusto peso al problema dell’indebitamento e del caro vita nella definizione degli obiettivi primari.
Fino a solo un decennio fa la famiglia italiana era la seconda al mondo per propensione al risparmio, preceduta solo da quella giapponese.
Negli anni ’80 le famiglie italiane accantonavano mediamente il 22,4% del reddito, contribuendo straordinariamente a garantire un diffuso benessere alle generazioni future.
Nel 2003 le stime parlavano di una percentuale di risparmio pari al 9%.
Oggi i dati nazionali riportano cifre preoccupanti che sono lo specchio della nostra ordinaria difficoltà.
Al 2005 in Abruzzo si stimava un’esposizione media per famiglia di 9.700 euro: Pescara la provincia più indebitata per circa 11.687 euro, a seguire Teramo con 10.310 euro, L’Aquila con 9.096 euro e infine Chieti con 7.795 euro, tutte decisamente sotto la media nazionale che si attestava intorno ai 12.222 euro a famiglia.
Se si confrontano i dati di alcuni dei principali Paesi, contenuti nella Relazione Annuale della Banca d’Italia del 2006, vediamo come la situazione italiana (e ancor più quella abruzzese), appaia in un primo momento privilegiata rispetto al contesto internazionale, in cui la Francia risulta indebitata per il 66% del reddito disponibile nel Paese, la Germania per il 100%, Stati Uniti 128% e Regno Unito 148%, contro una media italiana del 44%.
In una visione prospettica, il dato allarmante, riguarda invece la variazione registrata rispetto ai periodi precedenti: nel 2005 l’indebitamento delle famiglie è cresciuto in Italia del 15%, dell’11% circa nel 2006, e del 10% circa solo nei primi 6 mesi del 2007, per una variazione complessiva dal 2002 al 2007 dell’81%, in un periodo in cui i salari sono fermi da anni e l’inflazione sembra correre ben più alta dei dati ufficiali.
Le motivazioni di questa tendenza sono da ricercare nel basso livello dei tassi di interesse, che hanno scoraggiato investimenti a medio-lungo termine, e hanno allo stesso tempo accentuato la propensione a contrarre un debito, sotto la spinta di una fortissima offerta da parte delle banche e delle società finanziarie.
L’acquisto di un immobile, che costituisce più della metà del debito complessivo sofferto dalle famiglie, ha subito negli ultimi anni rincari spropositati dovuti alla incertezza dei mercati finanziari, alla speculazione e soprattutto alla mancanza da anni di una politica di edilizia pubblica.
Circa 2,4 milioni di famiglie hanno un mutuo, di queste 530 mila, secondo il Censis, sono a rischio di insolvenza: 420 mila si trovano in difficoltà, mentre 110 mila potrebbero non riuscire a pagare le rate a seguito dell’aumento dei tassi di interesse e dei prezzi di acquisto degli immobili fuori da ogni logica.
Ma se l’indebitamento per l’acquisto o la ristrutturazione della casa rappresenta un investimento, e pertanto in molti casi auspicabile, è sconcertante l’aumento del ricorso al credito al consumo e il proliferare ovunque di società finanziarie felici e sorridenti nel concedere prestiti senza fare troppe domande, in cambio di tassi di interesse al limite della legalità.
Si stima che circa un italiano su quattro ne faccia ricorso, e che ogni italiano ne sia virtualmente esposto per 1.590 euro, spesso per mantenere il proprio livello di consumi, o per accedere a consumi voluttuari che sortiranno i loro effetti necessariamente su quelli futuri.
Quello delle finanziarie rappresenta un circuito parallelo al mondo bancario (e da esso stesso diretto) che funge da valvola di sfogo per quelle categorie in difficoltà o semplicemente inconsapevoli, e per questo motivo a maggiore rischio sociale.
I costi percentuali espressi dal TAEG (tasso annuo effettivo globale) vanno da un minimo di circa il 7% fino a oltre il 20%, talvolta nascosti da rate leggere ma assolutamente ingiustificati e intollerabili.
I Giovani dell’Italia dei Valori sono a disposizione per dare maggiori informazioni a chiunque fosse in difficoltà o volesse verificare l’esistenza di alternative meno onerose per il proprio finanziamento, mettendo a disposizione l’indirizzo email, per segnalare il proprio caso e chiedere un consiglio sulle diverse opportunità offerte dal mercato.
Sempre più spesso infatti si sente proporre la forma del consolidamento dei debiti, o forme di finanziamento apparentemente vantaggiose, ma che se sottovalutate potrebbero condizionare nel medio periodo le proprie scelte future e l’integrità patrimoniale della propria famiglia.
La ricchezza che ci è concessa è il frutto del sacrificio dei nostri genitori e dei nostri nonni che hanno saputo con lungimiranza costruire l’Italia di oggi; non possiamo renderli vani semplicemente pensando che tutto questo ci sia dovuto.

Stefano Di Romualdo
Responsabile Economia, Sviluppo e Attività produttive - GIV Abruzzo
stefanodirom@yahoo.com

2 commenti:

peter ha detto...

Hai toccato con il tuo post un punto dolente per molte famiglie italiane, se vuoi sul mio blog ho appena inserito un post con i valori dell ' inflazione di gennaio.
Mi sapresti dire come si fa a cambiare le immagini sotto il titolo del blog? Bella la tua.
Il mio blog è : parladitutto.blogspot.com

Stefano Di Romualdo ha detto...

Ti ringrazio, anch'io ho trovato cose molto interessanti sul tuo blog. L'inflazione è un dato che nasce per una certa esigenza e viene usato e strumentalizzato per altre esigenze. L'assurdo è che spesso da quei dati ufficiali, che dovrebbero restare teorici, (in quanto relativamente distorti) derivano degli effetti che hanno profonde conseguenze sulla vita reale di specifiche fasce di popolazione, del tutto estranee ad essi.